venerdì 18 dicembre 2015

Problemi di denti e letterine a Babbo Natale

La prendo alla larga. Qualche giorno fa ero dal dentista. Beh, sai che novità... ultimamente ci vado praticamente una volta a settimana. Fra le altre cose, circa un mese fa mi hanno dovuto mettere un dente provvisorio: un altro! È il secondo nel giro di un paio d'anni! L'altra volta è successo in luglio e subito dopo sono partita per le vacanze: le nostre prime dopo il trapianto di rene di Marito. E siamo andati fino in Germania... con il terrore che il dente si staccasse masticando qualcosa e di dover andare da un dentista tedesco a farlo cementare. 

Non che io abbia nulla contro i dentisti tedeschi. Ma, capirete, l'idea di dover andare da un dentista durante le agognate vacanze, e specie in un paese straniero, non mi sorrideva (perché, sì, io col tedesco un po' mi arrangio, ma parlare con un dentista teutonico mi avrebbe indubbiamente messa a dura prova). Comunque, quella volta è filato tutto liscio e, circa un mesetto dopo il nostro rientro, se non mi sbaglio, ho finalmente avuto il mio dente definitivo. 

Con questo dente, invece, è andata così: dopo meno di una settimana da quando mi hanno messo un provvisorio, ho masticato un'innocua fettina di arrosto (che mi pareva tenera, in verità) e mi sono ritrovata il dente in gola. Per un pelo non l'ho ingoiato. Naturalmente, conformemente alle leggi di Murphy che solitamente regolano la mia vita, il fattaccio è accaduto di domenica. Il giorno dopo avevo un sacco di impegni inderogabili e così non ho potuto nemmeno andare subito dal dentista per far sistemare questo guaio. Ci sono dovuta andare il martedì.

Poco tempo dopo sono tornata e mi hanno fatto un lavoro con il laser, in seguito al quale mi hanno sistemato una specie di cerotto sulle gengive: a dire il vero sembrava una specie di chewing gum incollato alle gengive, sia esternamente che internamente. Anche in questo caso ho dovuto stare molto attenta a quello che mangiavo e a come passavo lo spazzolino perché il cerotto poteva rimuoversi e allora sarebbero stati dolori. E, come previsto, alla domenica si è tolto. C.v.d. Naturalmente, questo è successo alla domenica del ponte dell'Immacolata, che era il 6, nei giorni successivi lo studio del dentista era ovviamente chiuso, quindi ho dovuto continuare a soffrire fino al mercoledì.

Quel giorno, mi hanno fatta aspettare un quarto d'ora nella sala d'attesa. Questo lo posso anche accettare. Ma poi, perché farmi entrare e accomodare sulla poltrona se ho dovuto attendere un'altra mezz'ora prima che arrivasse il dentista? Potevano lasciarmi nella sala d'attesa, almeno mi leggevo il mio Kindle. Invece, sono rimasta lì da sola ad aspettare per mezzora buona, cercando di rimanere sveglia, perché nel frattempo mi era venuto un indicibile abbiocco. Nulla di strano se nel frattempo ho origliato un po' ed ho ascoltato quello che accadeva nella stanza a fianco, giusto per tenermi sveglia (non potevo mica mettermi a fare come Mr Bean e curarmi da sola, avete presente?). 

In quella stanza, c'erano una mamma con due bambini, un maschio e una femmina che avevo incontrato poco prima nella sala d'attesa. 

Devo supporre che la mamma dovesse avere due gambe forti e muscolose, perché finché si trovavano in sala d'attesa, i due bimbi, invece di prendere posto sulle poltroncine, si erano entrambi accomodati in grembo alla madre, uno per gamba. La bambina doveva avere 8 o 9 anni, il maschietto era forse in prima elementare o all'ultimo anno dell'asilo. Anche loro hanno dovuto attendere parecchio il dentista, quindi bisognava far passare il tempo in qualche modo. E quale sistema credete abbia trovato la mamma? Ripassando le tabelline

Ad un certo punto finalmente è arrivato il dentista nella loro stanza e per rompere il ghiaccio con i bambini e metterli a loro agio ha fatto una delle tipiche domande che si fanno in questo periodo. Il dialogo si è svolto così...

Dentista: "Hai scritto la letterina a Babbo Natale?"

Bimbo: "Sì"

Bimba: "Io gli ho mandato una e-mail..."

Ok. È ufficiale. Non ci sono più i bambini di una volta.

Ah, per la cronaca, il dente provvisorio me lo devo tenere almeno fino alla seconda metà di gennaio. Dita incrociate durante le vacanze (e sicuramente non mangerò torrone).


giovedì 17 dicembre 2015

Sparita io?

Ma quando mai? Mi sono solo presa una lunga pausa. Non sia mai che io lasci passare anche il 2015 senza scrivere nulla e quindi eccomi qui, viva e vegeta. Beh, questo è solo un post di avvertimento, per rompere il ghiaccio, quello vero arriverà domani, ed altri sono già in preparazione. Stay tuned.


mercoledì 28 maggio 2014

Lezione di anatomia

Vi risparmio temporaneamente la continuazione della storia dei regali, giusti o sbagliati che siano, e torno indietro nel tempo a quando Figlia era in quarta elementare. Un giorno è arrivata una supplente di religione e ha raccontato alla classe una qualche storia di qualche testo sacro (non chiedetemi quale) che parlava di enuchi. La maestra ha chiesto ai bambini se sapevano che cosa fossero gli eunuchi ...  e loro naturalmente non lo sapevano. L'educazione sessuale è argomento di quinta e comunque non prevede che si parli anche di questo. Allora la maestra ha spiegato che gli eunuchi sono degli uomini senza testicoli (detto fra noi mi pare che ce ne siano tanti anche ai giorni nostri).

Lasciamo perdere la mia opinione su quanto appropriato fosse che una supplente di religione affrontasse in classe un argomento del genere... Lì per lì, i bambini devono aver fatto una faccia, perché la maestra ha chiesto se sapevano che cosa fossero i testicoli (ecco, questo poteva essere un argomento adatto alle lezioni di educazione sessuale, ma forse non era quello il momento), e nessuno lo sapeva: nessuno tranne nostra Figlia, anche perché noi abbiamo quasi sempre chiamato le parti del corpo con il loro nome quando nostra figlia faceva domande e non siamo mai ricorsi a vocaboli che fanno riferimento ad ortaggi o volatili, per intenderci, né per quanto riguarda l'apparato genitale maschile né per quello femminile. Al massimo, quando ci sentivamo in imbarazzo, abbiamo usato il generico e diplomatico termine "sederino" che comprendeva più meno tutte le parti anatomiche, davanti e dietro, maschili e femminili (tutt'al più specificavamo sederino dei maschi, sederino delle femmine, sederino davanti, sederino dietro ... anatomia semplificata). 

Ma prima o poi i testicoli devono essere rientrati in qualche nostra spiegazione, anche se non ricordo molto bene a che proposito e in che momento (certi particolari che mettono in difficoltà noi genitori a volte si preferisce dimenticarli ... a meno di non scriverli in un blog, come la storia della mantide religiosa, vedasi mio vecchio blog per chi lo dovesse conoscere). E allora Figlia ha alzato coraggiosamente la mano e la supplente l'ha invitata a spiegare agli altri compagni. E lei, nella sua semplice ingenuità, ha raccontato che si trattava né più né meno che delle palline dei maschietti. L'effetto di questa dichiarazione è stata una sghignazzata generale. Ovvio!

Ora che sono tutti cresciuti e che stanno terminando la prima media pensate che Compagni di scuola siano maturati?  Assolutamente no. Ma per saperne di più, dovrete attendere i miei prossimi post ... eh eh eh.

Btw, in questo post non metto foto, contrariamente alle mie abitudini, perché secondo voi che foto dovrei mettere? 



venerdì 23 maggio 2014

Scatoloni e cambi merce

Qualche anno fa Marito trasloca l'ufficio (si può dire? traslocare è anche transitivo?). Nella fase del trasloco molte scartoffie vengono inscatolate. Ufficio nuovo non ha posto per decine e decine di pesantissimi scatoloni. Allora Marito che fa? Chiede a un'azienda Associata dell'associazione di categoria per cui lavora se gliele può tenere. Associato acconsente, ma, si badi bene, solo per un periodo limitato. Così dopo un tot di mesi, Associato dice, forse giustamente, "Riprenditi i tuoi scatoloni". Dato che in Ufficio nuovo continua a non esserci posto per tutta quella roba, Marito, genio, che fa? Se ne porta a casa una parte e li piazza nel nostro garage. Fantastico!

Passano i mesi, intanto Marito entra in dialisi, viene trapiantato e non è proprio nelle condizioni di fare ordine. Dopo un po' però ci riesce. Butta via, credo, almeno il 90% del contenuto degli scatoloni. Il resto, concentrato in pochi dox, lo riporta in ufficio.

Passa altro tempo e Associato torna alla carica: "Riprenditi i tuoi scatoloni!" Capisco che il problema non è suo e che lui ha fatto solo un favore ad Associazione, ma lui è un Associato, mentre Marito è un semplice impiegato ... (sarà anche il responsabile del suo ufficio, ma di fatto è inquadrato come impiegato). Perché dobbiamo andarci di mezzo noi? Il favore Associato l'ha fatto ad Associazione, non certo a noi.

Così durante le vacanze dello scorso Natale, Associato ci porta questo bel regalo (sempre di regali parlo) e ci scarica qualche altra decina di scatoloni. A nulla valgono le mie proteste ("E' anche casa mia e non voglio questa roba in garage ..."). Niente da fare. Garage è di nuovo ingombrato, assomiglia sempre di più ad una discarica (eh già, perché non è che prima fosse tanto in ordine) e farebbe la sua figura in un programma televisivo tipo Case da incubo, avete presente? Tra l'altro con la conseguenza che le nostre macchine hanno passato l'ultimo inverno all'addiaccio, perché posto in Garage per loro non ce n'era.

Passano altri mesi, durante i quali Marito promette ripetutamente che metterà presto a posto le cose."Quando?" chiedo io, più volte, ma la domanda riecheggia nel vuoto senza una risposta.

Oltre al fatto che per altri motivi le domeniche di vero riposo sono sempre più rare, adesso abbiamo anche questo problema, cioè quello di riuscire a trovare il tempo di liberare il garage dagli scatoloni in questione. Io propongo di buttare via tutto, essendo la mia teoria: se fosse stata roba che serviva davvero, ve ne sareste accorti prima. Marito a parole sembra d'accordo con me, ma non vuole fare il grande passo: gli rimorderebbe la coscienza se mi desse retta, così continua a dire che prima o poi esaminerà il contenuto degli scatoloni per decidere che cosa tenere e che cosa buttare. Allora dopo dico: "Non esiste che tu faccia questo lavoro nei weekend o che ti prenda un permesso per farlo. Avvisa i tuoi capi e dì che ti serve del tempo per lavorare da casa per sistemare questa roba." (Come se poi non gli fosse mai capitato di lavorare a casa nel weekend o alla sera, anche fino a notte fonda... e tutto naturalmente for free). 

Presto detto presto fatto? Ovviamente no.

Ogni settimana io dico: "Allora, quando sistemi gli scatoloni?"

E la risposta è sempre, ogni volta:

"Questa settimana non posso perché ho un'altra scadenza."

Fino a questa settimana. In cui finalmente viene deciso che oggi, venerdì 23 maggio, Marito starà a casa tutto il giorno per sistemare.

La qual cosa richiederebbe la sua presenza fisica in garage, no?

Solo che invece Marito se ne sta tutta la mattina fino a mezzogiorno di sopra, lavorando col notebook e facendo un sacco di telefonate. Ma allora tanto valeva che se andasse in ufficio, no? Almeno mi avrebbe lasciato libero il pc per scrivere i miei post ... 

E' vero che di sopra ho un altro pc e, volendo, ho anche altri sistemi tecnologici che posso usare per scrivere. Ma non mi trovo bene come col notebook.

Pazienza. Tutto questo per dirvi che se sono qui solo ora a continuare la storia dei regali non è tutta colpa mia. E' il destino che si accanisce contro di me. E' Marito che mi priva dei mezzi necessari. E' Figlia che coinvolgendomi nel suo studio (negli ultimi giorni fino all'esaurimento) e nelle sue attività si prende quasi tutto il mio tempo libero. 

Tra l'altro un paio d'ore fa Marito ha fatto capolino dalla porta e mi fa sapere che finora ha sistemato un solo scatolone, ma che quello che c'era dentro è tutta roba da buttare. Ed io che cosa avevo detto?

Per ciò che riguarda i Genietti, per amor di pace familiare, sono stata abbastanza carina da non dire a Marito dove poteva metterseli, ma siamo andati avanti a discuterne tutto il giorno di Natale e anche oltre, coinvolgendo anche un po' di familiari, per poi arrivare alla conclusione di riportarli da Coin, dove però non è stato possibile cambiarli, perché ormai non era rimasto praticamente più niente di interessante. Così mi hanno fatto un buono che ho utilizzato più di un mese dopo. Ho cambiato i Genietti con delle piccole pirofiline di ceramica bianca che sono utilissime per fare delle minicrostate oppure delle miniquiches. Era qualcosa che avrei sempre voluto prendermi, perciò sono stata soddisfatta del cambio anche se ci è voluto un po'.

La serie degli errori di Marito non è finita qui, ma per ora rimando all'ennesima puntata per l'ultimo aggiornamento in proposito (ma vi tranquillizzo subito, perché poi comincerò a parlare anche dei regali giusti ...).



Le pirofiline avute in cambio dei genietti



mercoledì 21 maggio 2014

Regali geniali

Non perderò tempo a dare giustificazioni per il mio ennesimo silenzio ... vi basti solo sapere che lo stress collegato agli impegni scolastici (e non) di Figlia si fa sentire. Anche lei è giustamente stressata e insieme stiamo contando i giorni che mancano alla fine della scuola. Io conto anche i giorni che mancano alla fine delle attività (musical, chitarra, ginnastica correttiva... a cui si aggiunge ogni tanto qualche attività extra, perché forse lì a scuola sono convinti che altrimenti non sapremmo come trascorrere i pomeriggi se non ci fossero loro a metterci cose in più!).

Dato che, ne sono sicura, in questo momenti sarete rimasti tutti col fiato sospeso, perché non ho più raccontato la storia dei regali sbagliati, riprenderò proprio da lì, ma cercherò di spezzettare il mio racconto il più possibile, per non dover scrivere uno dei miei famosissimi post chilometrici che fanno venire sonno anche dopo 2 litri di caffè.

Insomma, Marito a Natale non poteva regalare solo il profumo, perciò è andato da Coin e mi ha preso una serie di utensili da cucina. Che secondo lui dovevano essere utili. Il punto è che per me erano invece oggetti assolutamente inutili. Tra l'altro, la nostra cucina è piccola, dobbiamo economizzare lo spazio, perciò non ho proprio voglia di possedere cose che non intendo usare e che non saprei dove mettere, a scapito di altre che considero effettivamente utili. 

Va detto che nella mia lista di desideri io avevo realmente inserito alcune cose per la cucina. Ma la mia era una richiesta molto specifica. Dato che mi piace fare i biscotti decorati avevo richiesto degli stampini nuovi per i biscotti. Lui invece ha deciso che di quelli ne avevo già abbastanza e mi ha preso questi "cosi" che fanno parte di una linea di utensileria per la cucina chiamata "I genietti". Ne avete mai sentito parlare? Se non li conoscete potete andare a cercarli qui.

Ora, può essere che tra i genietti ci possa anche essere qualcosa di utile, ma quelli che lui ha regalato a me, beh ... onestamente non mi servivano proprio. E' passato un po' di tempo, perciò devo dire che la mia memoria ormai ha rimosso molti particolari, però riesco ancora a ricordarmi qualcuno di questi oggetti ... ad esempio c'era una spatola per le crêpes che ricordava molto nella forma un attaccapanni (tipo quelli che danno in pulitura per le camicie, avete presente?). Io le crêpes non le faccio quasi mai, perciò, immaginatevi quante volte avrei potuto usare quell'arnese. Oppure, c'era una specie di forchetta lunga, stretta e sottile, con soli due denti, per controllare la cottura degli spaghetti. Veramente geniale questa trovata dei genietti: perché sicuramente chi ha inventato quest'oggetto deve aver pensato che nelle case delle famiglie italiane manchino le forchette normali o i forchettoni per tirare su gli spaghetti dalla pentola. 

Il punto è che io i Genietti li conoscevo già. Avevo visto la pubblicità su un giornale ed ero andata a cercarmeli in Internet e mi ricordo benissimo di averne parlato con Marito e di avergli detto che mi sembravano tante cose inutili, perché in fondo tutte le cose per cui avrebbero dovuto servire nello specifico si potevano benissimo fare con qualcos'altro che uno aveva già in casa, senza dire che con la mia memoria non so se quando cucino gli spaghetti riuscirei a ricordarmi che in effetti da qualche parte ho la forchettina fatta apposta per tirarli su dalla pentola...

A ciò aggiungo che anche mia mamma solo qualche settimana prima (ma non così tanto tempo prima!) aveva già provato a regalarmi i Genietti (doveva essere un regalo di compleanno in ritardo) e mi aveva detto, se non ti piacciono me li tengo io, e a quel punto io, insomma, non ce l'ho fatta a mentire e ho risposto, non offenderti, ma meglio se fai così così e te li tieni tu ... e poi avevo raccontato a Marito e lui aveva concordato con me che non avevamo spazio per cose inutili e che effettivamente le cose che mia mamma aveva provato a regalarmi sembravano inutili anche a lui.

Ma, si sa, quando mai i mariti ascoltano veramente? Nella maggior parte dei casi fanno finta di ascoltare e poi rimuovono tutto ... così Marito si è dimenticato i precedenti e mi ha preso lo stesso i Genietti, sentendosi poi a sua volta geniale per la trovata ... volete sapere che fine hanno fatto i suoi Genietti? Lo scoprirete alla prossima puntata (che non dovrà farsi attendere molto).

Io uso il forchettone per tirare su gli spaghetti ...


giovedì 13 febbraio 2014

Giorni bagnati



Facendo finta che ci sia ancora qualche lettore che mi segue e che esista davvero qualcuno in trepidante attesa di scoprire l’epilogo della storia dei regali sbagliati, aumento la suspense e nel frattempo comincio a raccontare come abbiamo vissuto quei giorni sotto la minaccia di un’alluvione.

Innanzitutto, premetto che prima di essere preoccupata per me stessa e per i miei conoscenti ed amici qui nel quartiere, ero preoccupatissima per una famiglia di ex vicini di pianerottolo che hanno traslocato dal nostro condominio nel 2010 e si sono trasferiti in una bifamiliare in un altro comune. Hanno traslocato durante l’estate e in autunno si sono ritrovati inaspettatamente a dover affrontare un’alluvione, con argini rotti e fiume esondato. Hanno avuto dei danni ingentissimi, considerando poi che non si è trattato solo di danni materiali, ma anche di danni psicologici, perché dopo un’esperienza del genere ti resta la paura, non ti senti più sicuro dove vivi (ed adesso lo capisco ancora meglio, perché l’ho in parte vissuto anch’io). Pensate ad esempio a come si può spiegare a dei bambini perché prima li hai fatti traslocare da una casa dove comunque erano felici ed avevano degli amichetti per poi non poterli più far tornare nella casa nuova per almeno un mese finché la Protezione Civile non ti dà il permesso di rientrarci, nemmeno per recuperare i loro giocattoli?

Non si può dire che da un’esperienza del genere non ti riprenderai mai, no, ma ti resterà sempre un po’ di angoscia che riaffiorerà ogni volta che pioverà. Così come è successo nelle scorse settimane.

Dopo giorni e giorni di pioggia quasi ininterrotta, ho cominciato il 31 di gennaio a veder comparire sulla mia bacheca di FB le foto pubblicate dalla mia ex vicina in cui si vedevano i campi in prossimità della casa in cui abita adesso e che sembravano le immagini di una palude o una risaia. E nei giorni successivi, non smetteva più di piovere, perciò eravamo sempre più in ansia i per i nostri amici.

Lunedì 3 febbraio però abbiamo … cioè, in realtà, io (Marito era abbastanza serafico e imperturbabile, più tardi spiegherò perché) ho cominciato a preoccuparmi un po’ di più per noi e per la situazione nel nostro quartiere. Oltre a vedere che la pioggia non accennava a diminuire, ho cominciato a vedere su FB post di amici che abitavano da altre parti del mio quartiere e che denunciavano i primi allagamenti. Nel frattempo tenevo d’occhio una pagina di un giornale locale che pubblicava aggiornamenti in tempo reale. Da lì sono passata a tenere d’occhio anche la pagina FB del mio comune e quella della Protezione Civile. In seguito ho scoperto della nascita di alcuni gruppi che pubblicavano post con aggiornamenti dei cittadini sulle varie zone della provincia a rischio di alluvione o dove c’erano canali che erano già esondati. Questi gruppi mi davano la possibilità di seguire meglio che cosa stava succedendo: scoprivo così che il livello del Bacchiglione e di molti canali secondari era sempre più inquietante e che gli allagamenti erano già in corso in molti paesi ed aree della provincia, comprese alcune vie del mio quartiere.

Al lunedì sera avrei dovuto portare Figlia a danza, ma per farlo avrei dovuto recarmi in macchina nella zona industriale e oltrepassare uno dei canali che delimitano la zona residenziale del quartiere. Non me la sono sentita: anche se fossi riuscita a passare il ponte senza problemi, ho cominciato a temere che il canale potesse esondare nel frattempo (durante le due ore in cui dovevo lasciarla lì), e se questo fosse accaduto, come avrei potuto poi andare a recuperarla, a nuoto?! Quindi ho mandato un messaggio alla responsabile della scuola di danza e siamo rimaste a casa (alla fine non è stata quella la canaletta che è esondata, però!)

Il mattino dopo, per prima cosa ho visto dalla finestra che almeno intorno al mio condominio la situazione era ancora sotto controllo, poi ho controllato in internet se si diceva che qualcosa riguardo all’eventuale chiusura della scuola o alle condizioni delle vie nei dintorni, ma sembrava che la situazione non fosse ancora così allarmante, così ho portato Figlia a scuola, a piedi, naturalmente. Quando sono stata lì sono venuta a sapere da una mamma che una delle stradine vicino a casa mia era già allagata, così mi sono affrettata a tornare a casa. Quella mattina non ho combinato nulla di concreto in casa, perché in pratica ho trascorso tutto il tempo a guardare dalle terrazze com’era la situazione e a leggere su FB i post dei vari gruppi, ma anche quelli di amici e vicini di casa. Ad un certo punto, ho cominciato a ricevere un po’ di telefonate di mamme allarmate perché aveva cominciato a girare la voce che bisognava andare a prendere i figli a scuola in anticipo… ma questo sarà materiale per la  prossima puntata. Sono o non sono una maestra della suspense? Sarà mica per tutti quei telefilm che guardo? 




mercoledì 12 febbraio 2014

Regalo sbagliato

Questo post ho cominciato a scriverlo durante le vacanze di Natale, ma in quei giorni avevo poco tempo e così non sono riuscita a finirlo. Nelle scorse settimane, come ho spiegato ieri avrei voluto riprenderlo, ma  alla fine non ce l'ho fatta e così siamo arrivati ad oggi.

Un po' di tempo fa, in vista dell'avvicinarsi del Natale, Marito mi ha chiesto di fargli una lista dei miei desideri. Che cosa potevo fare se non accontentarlo? Ci tengo a precisare che la lista l'ho fatta sua sua espressa richiesta, anche se ho volutamente esagerato un po' (cioè, tipo quando ho inserito nella lista una Smart). Ma non tutte sono esagerazioni: c'erano opzioni che rientravano in varie fasce di prezzo.

Detto questo, un paio di giorni prima di Natale, al termine di un pomeriggio passato ad impacchettare, dal quale siamo usciti tutti visibilmente provati, Marito mi informa casualmente che probabilmente rimarrò delusa, perché ha capito solo in quel momento di aver sbagliato un regalo. Ma me lo dice con un tono che sottintende: "Te lo cucchi lo stesso così com'è..." Come devo prenderla io? Sapendo già in anticipo che riceverò qualcosa che che non corrisponde alle mie aspettative?

Arriva la sospirata mattina di Natale. Dopo aver concluso la caccia al tesoro con Figlia, passiamo ai regali per Marito (pochi, ma felicemente azzeccati e d'altra parte la sua lista non era esaustiva come la mia ... sì, perché ne ha compilata una anche lui), arriva il momento in cui io devo aprire i miei. Intanto, i miei sono ancora in garage, così devo sedermi sul divano e chiudere gli occhi finché marito non va a prenderli e li deposita sotto l'albero. Quando finalmente mi viene dato il permesso di aprire gli occhi, istintivamente agguanto un sacchetto di Douglas, ma quando guardo dentro capisco che il "regalo sbagliato" dev'essere lì, perché dentro ci trovo due pacchettini, ma nessuno dei due ha la forma che mi sarei aspettata.

Insomma, al primo posto della lista avevo messo un profumo. Non un profumo qualunque, ma il mio profumo preferito, ovvero Angel di Thierry Mugler. E dirò di più. Avevo anche specificato che non volevo la boccetta normale (come quella che avevo già), ma quella ricaricabile. Avevo scritto proprio ressourçable come nella bottiglietta. In passato ho già avuto la bottiglia "ressourçable", ma poi si deve essere rotta e non è più stato possibile ricaricarla. In seguito qualcuno mi ha regalato quella normale, che costa meno dell'altra: la ricaricabile infatti costa di più in un primo tempo, ma consente di risparmiare successivamente.

Questi ultimi particolari mi pareva di averli anche spiegati a voce a Marito. Il fatto che lui non li abbia colti è l'ennesima dimostrazione che non ascolta quello che dico. Infatti, che cos'è successo? Marito non ha letto bene quello che avevo scritto, non si è ricordato nulla di quello che avevo detto, ha pensato che la bottiglia che possedevo già si potesse ricaricare e così ha fatto il giro delle profumerie della città cercando di ricaricarla. Un giorno in effetti ho anche cercato il profumo per mettermelo e non l'ho trovato da nessuna parte, così ho rinunciato definitivamente, pensando: "Chissà dove l'ho imbucato." (N.d.R.: questa frase suonerebbe meglio in dialetto, ma io solitamente non parlo né penso in dialetto...)  Ho scoperto solo poi che non lo trovavo perché ce l'aveva lui.

Naturalmente, in tutti i negozi in cui andava Marito, le commesse non erano in grado di ricaricare una bottiglia non ricaricabile. Qualcuna gli ha anche detto che comunque si poteva svitare la parte superiore della bottiglia, ma nessuno ci riusciva e una commessa gli ha persino consigliato di andare da un ferramenta! E lui che cos'ha fatto? Ci è andato per davvero! Anzi, non proprio: è andato da uno che faceva le chiavi dentro a un centro commerciale, proprio accanto ad una profumeria, il quale quando ha saputo la storia, ha commentato in dialetto, riferendosi alle commesse con tono sprezzante: "Quelle sanno solo vendere!" (Avrei segretamente voluto esserci e godermi la scena ...). Neanche il ferramenta, comunque, è stato in grado di risolvere la situazione e oltretutto, come sono venuta a sapere in seguito (perché i particolari sono venuti fuori un po' alla volta) a forza di provare ad aprire la boccetta ha pure sprecato un bel po' di profumo, che già era poco (e che io centellinavo).

Alla fine Marito si è rassegnato. Non è più andato alla ricerca di Angel e mi ha comprato un profumo diverso.

Come diverso?! Ebbene sì: aprendo il sacchetto di Douglas mi sono trovata in mano questa bottiglia di Flower di Kenzo (vedi foto a fine post). Non esattamente la stessa cosa. Ma su questo particolare tornerò più tardi.

Mentre stavo aprendo il pacchetto, ancora ignara del perché avevo ricevuto quel profumo anziché quello che avevo chiesto io, Figlia mi ha raccontato entusiasta di averlo scelto lei, quando aveva sentito che tra i vari fiori presenti nella sua composizione ce n'era anche uno che era il fiore preferito di mia nonna (e si è ricordata che la raccontavo che quand'ero piccola e andavo a casa sua, tutto aveva il colore e il profumo di questo fiore e che anche a me piaceva molto). Di fronte a una storia così commovente, non potevo stare lì a questionare, così ho aperto anche la confezione (privandomi così delll'eventuale possibilità di cambiare il profumo con quello che desideravo io). Ho pensato: "Magari mi piace lo stesso." E comunque non conoscevo ancora i retroscena che a voi invece ho anticipato, altrimenti magari non lo avrei aperto e avrei proposto di andare a fare il cambio.

Dunque, non posso dire che mi faccia schifo. Ma la mia prima sensazione è stata quella che odorasse di borotalco. Il fiore della nonna, se non mi avessero detto che c'era, forse non l'avrei nemmeno percepito, ma in realtà meglio così, perché se anche mi piaceva sentirlo a casa della nonna quand'ero bambina, nel frattempo ho maturato dei gusti diversi. Ho scoperto in seguito che Flower è il profumo preferito di Cugina e se devo dire questo particolare non aiuta molto, perchè io mi sento molto diversa da lei, perciò questo ha rafforzato la convinzione di non potermi veramente identificare in questo profumo.

Oltre al fatto che Angel è un profumo veramente unico nel suo genere. E' il tipo di profumo che o lo detesti di brutto oppure lo ami alla follia, come nel mio caso. Non ci sono vie di mezzo. Perciò non era proprio possibile sostituirlo con un altro.

La storia non sarebbe finita qui, perché innanzitutto vi starete domandando che cosa conteneva il secondo pacchettino contenuto nel sacchetto di Douglas e inoltre non vi ho ancora detto che in realtà Marito aveva in serbo per me altre sorprese "sbagliate" (troppo semplice sbagliare solo il profumo!), ma questi questi dettagli meritano un post a parte.

Adesso, quello che mi preme sottolineare è che mancano solo 2 giorni a San Valentino. E non me ne frega nulla che sia una festa commerciale. In ogni caso, causa impegni scolastici e non, abbiamo deciso di posticipare la consueta cenetta romantica, che solitamente ci concediamo in questa data, al 15 febbraio, anche perché il 14 festeggiano quasi tutti gli altri e a noi piace distinguerci dalla massa. La domanda è: provvederà Marito a farsi perdonare? Io pretendo un regalo riparatore per la delusione subita a Natale (e non solo in quell'occasione, perché in fondo anche per il mio compleanno non ho ricevuto quello che desideravo, mentre il regalo di anniversario di matrimonio è arrivato con qualche settimana di ritardo). Vedremo ... stay tuned.

Carina la boccetta di Flower, ma quella di Angel è meglio.